il barone de chantal per bocca del suo custode antonio ruvoletto deceduto pochi anni fa era sicuro che la villa fosse … un convento. basandosi sulla convinzione e sul fatto che il territorio fosse stato teatro di continue guerre, si era fatto l’idea che i frati potessero aver nascosto “un tesoro” nel parco. per cui impose al povero antonio e al padre giuseppe di scavare profondamente in un certo luogo del giardino. cio’ che resta di questa ricerca è un bellissimo laghetto con isolotto all’ interno del parco. sulla storia del convento, dice il maestro alessandro baldan, storico della riviera del brenta: pietro badoer ricevette la villa dal convento di san sebastiano. qui bisogna ricorrere al testamento di filippo badoer del 1363 che si trova nell’ archivio di stato di padova, un testamento assai lungo, spesso indecifrabile dal quale si capisce che la tutela degli orfani minorenni veniva affidata al monastero di s. sebastiano di venezia. ecco quindi l’ origine del “si dice”. durante l’ ultima guerra mondiale la villa fu requisita e trasformata in ospedale militare tedesco e poi dal commando inglese in magazzino-deposito subendo un immaginabile deterioramento. fattoretto ulderico acquisto’ la villa nel 1945 perche’ nelle sue adiacenze aveva intravisto una sede naturale per il suo lavoro di produttore e commerciante di vino. fu altresi’ interessato dalla vicinanza della villa al fiume brenta che è stato per molti anni la strada naturale per il trasporto del vino con barche verso la citta’ di venezia. ora la villa è stata restaurata ed abbellita nel 1964 dall’ arch. piero pra con la consulenza degli arch. asso e arch. staubler della soprintendenza ai monumenti di venezia.

IL MUSEO DEL VILLANO:
Le adiacenze ospitano una interessante raccolta di documenti, attrezzi, arnesi e strumenti vecchi e antichi per arti e mestieri. Vi sono raccolti oltre 20.000 pezzi, assemblati con pazienza fin dai primi anni 90 dall’attuale proprietario Luigino Fattoretto; questi oggetti formano una collezione che forse non ha eguali nel Veneto. Sono attrezzi del contadino, del falegname, del boscaiolo; strumenti necessari per il lavoro dei campi, arredi della casa contadina, utensili da cucina.
Un settore è dedicato alla cantina, un altro alle “mole”. Ed ancora una collezione di scaldini, ferri da stiro, telai e abiti.
Per finire con carri e carrozze. La collezione, integrata da una innumerevole serie di stampe ed editti e da immagini religiose popolari, è in corso di catalogazione e restauro conservativo.

VISITABILI:
interni, collezione di attrezzi della tradizione contadina e degli antichi mestieri, parco, laghetto.

Contattaci per conoscere i giorni e gli orari delle visite guidate
sezione B – vai al catalogo