la villa sorge nel territorio del comune di strà. non si conosce chi abbia voluto costruire questa casa, ne chi l’abbia progettata, si sa invece che è stata affrescata dal cerruti detto il pittocchetto che ha lavorato sia a padova che a venezia tra il 1720 e il 1740.
i benzi risultano proprietari terrieri già nel 1537. nel 1711 tre fratelli benzi ereditano ciascuno un terzo della proprietà costituita da: casa domenicale con granaio, caneva e brolo. tra il 1940 e il 1960 è stata adibita a canile. nel 1966 il geometra ernesto smania l’ha acquistata dalla contessa lazzara, l’ha restaurata e portata all’attuale stato di splendore. la villa si presenta al lato nord (fronte canale) come palazzotto di due piani più una soffitta. il giardino si allunga verso il canale con un viale alla cui destra vi è un interessantissimo roseto composto da più di 200 piante il cui ceppo risale ai primi del 1800 e la ghiacciaia, posta sotto una collina artificiale; a sinistra del viale vi è l’orto patronale coltivato dall’attuale proprietario come ai tempi della serenissima. una delle caratteristiche principali di questa villa è la sala al piano terra, una delle poche a t. gli affreschi del cerreti, al piano terra, rappresentano: il seminatore di zizzania che approfittava che il contadino con il sacco di semi si fermasse per riposare, per seminare la zizzania, l’amministratore infedele che, essendo il contadino in arretrato con l’affitto, come documentato dal libretto nelle sue mani, gli suggerisce di pagare solo la metà del debito e a fronte dell’altra metà, il povero contadino
avrebbe dovuto dare ospitalità all’amministratore, la parabola del tesoro, la parabola del fico sterile, il mascherone con la frutta. nel pavimento del salottino a sinistra è riportato lo stemma della famiglia benzi. la scritta sullo stemma recita pellegrinazio et milizia, pellegrinazio perchè c’era il pellegrino, milizia perchè nella famiglia benzi c’erano molti capitani militari, tre ostriche che simboleggiavano il mare essendo, i componenti della famiglia, capitani di mare. la casa era di villeggiatura, frequentata quindi prevalentemente d’estate, tanto è vero che al suo interno non vi sono camini. nel salone centrale, al primo piano, non vi erano serramenti, in quanto il proprietario, d’estate, vi si accomodava godendo il fresco che entrava dagli archi aperti sulla facciata a nord e a sud dell’edificio.
queste aperture prendono il nome di serliane dall’architetto che per primo le ha studiate (serlio).

LA GHIACCIAIA:
Serviva per la conservazione del ghiaccio. Essa è assai interessante e si distingue da tutte le altre, perché ha una parte costruita a cupola, cosa comune,
e una parte, la sotterranea, a cono rovesciato. Dopo il 1820 il governo austriaco aveva ordinato che in ogni comune ci fosse una giazzera, per la conservazione del ghiaccio d’estate.
Accanto a questa villa aveva lavorato lo Jappelli, con la costruzione della torre con orologio in villa Mazza-Pisani, e con la costruzione di un bel castelletto sulle rive del fiume.
Nulla vieta pensare che ne sia stato lui l’ideatore, con la sistemazione del giardino, molto ben tenuto. Ora è adibita a museo di contenitori in vetro, porcellana e terracotta.

VISITABILI:
interni affrescati, giardino, ghiacciaia

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